Gestione trans-disciplinare dei disturbi dell’alimentazione
Nel parlarvi di questo nuovo argomento, cioè la bulimia nervosa, ricordo anche in questo caso un aspetto fondamentale, cioè che la gestione di questi disordini (i disturbi dell’alimentazione) deve essere effettuata rigorosamente da una squadra di professionisti. È importante che ci sia una gestione multi-trans-disciplinare proprio perché si tratta di disordini con una patogenesi molto complessa, di matrice psicogena. Perciò questi aspetti vanno affrontati da uno staff in cui non deve mancare la figura del medico, nella specialistica della psichiatria, gli esperti della nutrizione, lo psicologo psicoterapeuta e la musicoterapia che ripeto, come detto tante volte, è di grandissimo aiuto, di grandissima utilità, ma soprattutto in quest’ambito deve essere pensata come una metodica complementare che lavora, quindi, di concerto con tutte le altre.
Dinamica mentale base della bulimia
Per quanto riguarda la bulimia nervosa essa consiste, da un punto di vista psicodinamico, nel tentativo della persona di colmare un vuoto interiore, una angoscia esistenziale, dei conflitti relazionali profondi e irrisolti con il cibo. Quindi dovremmo considerarla, in primis, come un disturbo della relazione. Non sbaglieremmo se ragionassimo in questi termini, perché comunque nel disordine bulimico la relazione è intensamente disturbata e, come vedremo in seguito, la musicoterapia tenta proprio di ‘attaccare’ questo cardine dinamico, tentando di portare un ristoro proprio alla relazione disfunzionale. Il cibo viene vissuto, quindi, come una compensazione, come un sostituto affettivo. Anche il vomito rappresenta un tentativo di iper-controllo, di manipolazione del proprio aspetto, un’istanza volta ad eliminare da sé il cibo quando visto come oggetto cattivo. Un’ulteriore, profonda conflittualità interna nella forma dell’ambivalenza: Il cibo che è un oggetto salvifico compensatorio, é vissuto anche come un qualcosa di profondamente negativo e che, quindi, dobbiamo eliminare da noi attraverso il vomito. Di base la persona bulimica ha una difficoltà enorme a tollerare il proprio materiale emotivo.
Il ruolo della Musicoterapia nella bulimia nervosa
La Musicoterapia ha un primo, grande obiettivo dinamico: dare sollievo alla mentalizzazione del proprio materiale emotivo interno, aumentandone la tollerabilità anche quando si tratta di materiali molto negativi, difficilissimi da accettare. Accade che la persona dia forma sonora alla propria emotività. Ecco il passaggio chiave, il nodo centrale di ciò che faremo: consentire alla persona di dare una forma sonora alla propria emotività, alle proprie emozioni, by-passando completamente la parola. Non utilizzare il verbale mette la persona in una condizione di grande tranquillità, di ansiolisi non farmacologica. La situazione così generata mette poi il terapeuta nelle condizioni di fare un altro lavoro importante: quello di accogliere e trasmettere fiducia ed affettività. La persona bulimica è carente in fiducia ed affettività, non si fida delle persone, probabilmente non esperisce l’affetto come rinfrancante, come protettivo, come accogliente. Il trattamento musicoterapeutico sarà, per questa persona, un’esperienza sana e contenitiva. Contenitiva nel senso che tenderà a limitare i comportamenti alimentari disturbati. In tal senso Il setting di Musicoterapia diventa uno spazio sicuro all’interno del quale sperimentare il sé. E con i casi di bulimia (come anche di anoressia, cioè dei disturbi dell’alimentazione) quello che la Musicoterapia vuol fare, tra le altre cose appena descritte, é consentire un contatto autentico con il proprio corpo, poiché la corporeità è fortemente rappresentata in seno al trattamento e naturalmente ciò può divenire uno dei nodi, uno dei punti di lavoro sostanziali. Per ulteriori approfondimenti su questo, come sugli altri temi, siamo connessi e sarà possibile interloquire semplicemente cliccando qui.
Dott. Marco Di Matteo



