L’AGGRESSIVITA’ DEL BAMBINO

Il ‘problema’ dei ‘bimbi ribelli’

Una volta li chiamavano semplicemente ‘bambini ribelli’. Erano dei piccoli per così dire problematici. Ogni classe elementare ne contava almeno uno. Rappresentavano un problema importante per quel che concerneva la gestione dei medesimi da parte delle maestre, che spesso erano dei veri pesci fuor d’acqua al cospetto di questi piccoli…intrattabili. Non c’erano strumenti sufficienti ed approfonditi per questo, ecco la verità. Col passare del tempo la diagnosi è diventato uno strumento più fine nelle mani dei professionisti preparati ed i mezzi strategici per affrontare terapeuticamente il problema sono cresciuti sistematicamente. Per questo oggi esiste la definizione di Disturbo oppositivo-provocatorio (D.O.P.) e molti di questi bambini risultano affetti proprio da questo disordine. Ma anche nella nostra evoluta ‘era di mezzo’ appare solo parzialmente risolto il problema della gestione di questi bimbi.

Diversità fra sottogruppi e strategie d’intervento

Qual’è la strategia ottimale per affrontare tale tipologia di disordine? I bambini oppositivi possono, in realtà, presentare questo tipo di atteggiamento (aggressività multiforme e multi-contesto e negazione d’ogni regola e autorità da parte dei tutores) in maniera primaria (quando venga loro posta la suddetta diagnosi) o in maniera secondaria (quando il disturbo si innesta letteralmente su un altro disordine diagnosticato, ad esempio l’autismo o un ritardo mentale). Questa distinzione non è poi così importante nei termini dell’intervento, se non per le differenza di Q.I. che possono reperirsi tra i diversi soggetti e l’impatto che ciò può avere su un approccio di tipo cognitivo. I bambini oppositivi sembrano semplicemente dei bambini arrabbiati. Ma il più delle volte non lo sono affatto. Arrabbiati ed aggressivi non sono sinonimi. Difatti tali bimbi sono aggressivi, non arrabbiati. La loro modalità relazionale preferenziale è totalmente disfunzionale. Necessita, in primis, di canalizzazione delle energie. Ma di questo parleremo tra poco. L’oppositivo è anche provocatorio perché si staglia, nei confronti del proprio antagonista relazionale (genitore, fratellino, amichetto, terapeuta), con atteggiamento di sfida patologico e parossistico. Tutto il corollario di gesti, mimiche ed aggressioni multi-direzionate costituisce quello che chiameremo comportamento oppositivo-provocatorio. Per dirla come la direbbe un esponente qualsiasi del mondo medico-scientifico, siamo esattamente al cospetto d’una sindrome. Il bambino oppositivo, tra l’altro, fa parte di quello che, più genericamente, può essere definito il mondo dei bambini difficili, cioè coloro per i quali è necessario adottare delle ‘misure speciali’, per la più parte terapeutiche, oltre che relazionali mirate.

Musicoterapia ed aggressività infantile: la ratio

L’aggressività dei bambini è un tema con il quale ci si confronta quotidianamente nel laboratorio di Musicoterapia Clinica. Nel nostro studio di Pescara vi è una moltitudine di piccoli pazienti che manifestano, più o meno sfumatamente o con caratteri d’innesto, questo pattern comportamentale. Sono stati versati fiumi di inchiostro sull’argomento, ma più che uno specifico libro di riferimento sull’aggressività dei bambini ci sentiamo di ricordare l’aurea valenza della pratica musicoterapeutica giornaliera, nell’affrontare questa problematica particolare con una cura vieppiù crescente e certosina. Ogni volta è una straordinaria scoperta e nulla fa più curriculum, per il musicoterapeuta, del palmares di casi osservati e trattati. Durante il percorso di Musicoterapia (che intenderemo sempre come metodica d’approccio integrato con quelli che sono i gold standard secondo il legislatore italiano, in primis la psicoterapia cognitivo-comportamentale) il bambino aggressivo diviene, man mano, sempre meno aggressivo. La psicodinamica di questo misurabile e profondo mutamento clinico è da ascriversi all’introiezione di nuove e più prolifiche (nonché modulate e controllate) modalità relazionali. La Musicoterapia apre un tramite energetico, innanzitutto. Per questa ragione il materiale interno dei bimbi con D.O.P. viene canalizzato verso l’esterno, certamente con veemenza rispecchiata dal terapeuta, ed è soggetto ad una esauribilità (nei termini della quantità e dell’intensità) in modo sufficientemente analogo a quanto accade con il bullo o con l’adolescente con problematica della socialità. In altre parole si potrebbe discutere di conversione delle energie, fermo restando l’innegabile aspetto pedagogico nelle pratica musicoterapeutica con questi bambini. E’ certamente auspicabile l’inserimento nell’ambiente scuola di professionisti opportunamente formati che pratichino la Musicoterapia nei confronti di bimbi con questo pattern clinico. Non è attualmente misurabile, ma è perfettamente immaginabile, l’impatto che ciò avrebbe sull’equilibrio della comunità scolastica e dei funzionamenti didattici tutti.

Dr. Marco Di Matteo

Medico chirurgo, musicoterapeuta clinico, docente e autore
Laureato in Medicina e Chirurgia, ha conseguito il diploma accademico di alta formazione in Musicoterapia. Docente incaricato di Chitarra Moderna presso lo studio musicale “Modern Guitar” di Pescara, docente accademico a contratto di Musicoterapia, C.T.U. Del Tribunale di Pescara, C.T.P. per la valutazione del danno biologico, autore letterario.

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